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2004 Trofeo GOOGHY CBR 600 RR CUP

nel 2004 il team Rumi attraverso la propria anima commerciale GOOGHY impiega tutte le sue risorse per gestire un trofeo che si disputa con le Honda CBR 600 RR  con livello di preparazione SUPERSTOCK 600 che permette quindi ai piloti che già dispongono di un mezzo preparato superstock di partecipare anche al trofeo.

il trofeo si rivela un successo.  lo descrive CORDARA su Motorbox:

VICINA E LONTANA Lei è li, impettita sui suoi cavalletti, bellissima come tutte le moto da corsa, curatissima come tutte le moto di Rumi. Pronta per me, tutta per me. Anche io sono li, a pochi centimetri, con il rischio di non poterla usare. Perché sono un pirla e mi sono fatto fregare la licenza da pilota la sera prima in autogrill, assieme al giubbotto… La mia avventura nel trofeo Honda CBR 600 by Googhy, organizzato da Oscar Rumi, non è certo iniziata nel migliore dei modi. O meglio, è iniziata con il mio cellulare surriscaldato per le chiamate a tutti gli uffici della Federazione Motociclistica Italiana, nel tentativo di farmi rilasciare un documento, un fax, una pergamena, un qualsiasi cosa mi permettesse di correre.

RINGRAZIAMENTI Devo quindi ringraziare tutti coloro (Claudio Porrozzi in particolare) che si sono prodigati per farmi rilasciare il nulla osta. Tutto bene; a mezzogiorno del venerdì mi era già tornato il sorriso, subito rimpiazzato da tensione, adrenalina, batticuore per le prove libere che incalzavano.
Mi mancava, la Honda; l’anno scorso ho messo il sedere sui veloci sellini della Yamaha R6 e della Kawasaki Ninja 600 per vivere “da dentro” i rispettivi campionati monomarca. La CBR era in programma, ma poi il campionato non è partito semplicemente perché… non c’erano le moto. Le RR sono arrivate solo a marzo inoltrato, troppo tardi per poterle preparare in versione trofeo.

NEW ENTRY DI SUCCESSO Quest’anno, invece è tutto a posto e che questo sia un trofeo di successo lo dimostrano i 32 iscritti che hanno preso parte già alle prime due gare di campionato. La seconda tappa a fatto scalo a Vallelunga e c’ero anche io, ospite coccolato e riverito come un pilota vero, al manubrio della CBR 600 RR numero 100 (come Hodgson, mica male!).

PASSIONE SFRENATA Ogni volta che passo qualche giorno con queste persone, non posso che meravigliarmi della professionalità e della passione con cui Oscar, Giovanni e tutti i componenti dello staff lavorano. Che si tratti del pilota ufficiale del mondiale SBK (che Rumi ha vinto per ben due volte), del privatissimo-da-trofeo o dello sfigato giornalista wild card, loro non fanno distinzioni. Tutti viziati, coccolati, caricati consigliati. La moto qui è davvero una religione e per chi, come me, è sempre disposto ad assorbire consigli e nozioni passare del tempo nel box Rumi è come andare a scuola, davvero non si finisce mai di imparare.

PROVE LIBERE La moto è li, e io sono già pronto a salirci per le prove libere. Conosco bene la CBR 600 RR di serie, e sebbene le moto da trofeo siano assolutamente vicine alle moto stradali, quando ci sali ti trovi comunque in un altro mondo. I “maneggiamenti” permessi sono sempre gli stessi (più o meno); Rumi per stare tranquillo e non fare torto a nessuno segue per il suo campionato il regolamento Superstock, così i partecipanti al trofeo possono anche correre nella Supertock 600 nazionale. Come dire: due piccioni con una fava.

POTENZA IN ALTO Diversa sì, ma con lo stesso carattere il motore ha birra in più, ma la potenza è ancora tutta la, in alto, sotto c’è pochino e la CBR anche in questa versione trofeo mantiene la sua guida estremamente tecnica, quasi duetempistica. Va fatta correre moltissimo in curva per non farla scendere troppo di giri e devi avere i rapporti perfetti, altrimenti a Vallelunga perdi una vita.

LUNGA DI RAPPORTI Cosa che io non ho. Troppo “lunga” la mia CBR, e anche un po’ troppo impiccata come assetto in sella. Piccolina e con i manubri tanto spioventi e chiusi, mi costa un po’ più d’impegno fisico di quanto mi costava, ad esempio, la Ninja con cui l’anno scorso ho corso anche su questo tracciato. È anche leggermente più pesante e nella variante i chili in più si sentono tutti. Venti minuti e sono stanco di braccia, con un tempo che non mi soddisfa per niente (1:28:2) ma so già dove e come migliorare. Tra l’altro, come al solito, il secondo turno di prove me lo gioco grazie all’immancabile temporale. Per cui dovrò usare le prove cronometrate per giocare anche con l’assetto. Mannaggia anche al tempo.

INNAMORATO DI VALLE Bella Vallelunga, ogni volta che ci vengo mi piace di più. A parte quell’insulso tornantino che mi costa sempre una cifra di secondi a causa della mia idiosincrasia per le curve lente, è una pista che amo perché è tenica, ed ha un po’ di tutto curve veloci, lente, in appoggio, in contropendenza. Adesso che hanno tolto la prima variante ha anche il curvone da pelo, quello dopo il traguardo che quelli bravi (dicono) fanno in sesta piena.

IN PIENO? C’è da credergli? Non so, quando salgo sul tetto dei box ad ascoltare gli altri avverto chiaramente che tutti “pelano” il gas. Mah… Io comunque lo faccio di sicuro, buttarsi in quella curva mi fa venire il cuore in gola. É davvero uno dei tratti di pista più emozionanti del panorama italiano. Anche perché a far da contorno a un piegone a 230 all’ora c’è una bella buca in traiettoria che ti scompone l’assetto, mica male no? Ho tenuto attivo il contakm, mi serve da riferimento per capire quanto miglioro giro dopo giro.

USCITA VELOCE I numeri che vedo fanno piuttosto impressione, quando esci dal curvone e ti lanci verso la curva dei Cimini tagliando il cordolo a

sinistra, il contakm segna sempre di più 252, 258, 265.

PROVE UFFICIALI E il tempo scende con progressione interessante fino all’1:27:2 del primo turno di prove ufficiali che mi vale però solo la ventunesima posizione. Mi sono sistemato meglio la moto: un paio di click sulla forcella per limitare un po’ l’avantreno che “pompa” in ingresso di curva, leve più basse, manubri aperti al massimo; in questo il mio angelo custode Giovanni è di enorme aiuto, tu parli, ma lui ha già capito cosa vuoi ancora prima che tu apra bocca.

FEELING DI GOMMA Ho ancora poco feeling con le gomme. Le Michelin Pilot Race (gomme ufficiali del trofeo) hanno un grip buono ma non eccezionale, soprattutto al posteriore, mentre davanti il profilo molto svelto velocizza la rapidità d’ingresso in curva ma dà sempre l’idea di scappare da un momento all’altro, cosa che poi non fa, ma che non mi lascia certo tranquillo.

ACCORCIATA E con i rapporti ancora non ci siamo, non riesco a tenere la sesta nel curvone e devo fare il tornantino in prima. Troppo tempo perso, troppe cambiate inutili. Sbircio in giro e chiedo consiglio nientemeno che ad Angelo Conti (il dominatore delle gare disputate finora). La sua risposta è una conferma alle mie sensazioni, lui gira con rapporti molto più corti dei miei. Giovanni è un fulmine, via la corona da 42 denti, su quella da 44. Entro

in prova incattivito e va subito meglio. Curvone in sesta (con cuore in gola e denti stretti ad ogni passaggio) tornantino in seconda.

CAMBIO GRANDIOSO La moto adesso va che è una bellezza e con i rapporti giusti anche il motore prende meglio i giri, non si fa aspettare. Sono letteralmente entusiasta del cambio, corto, secco, preciso. Infili le marce una dietro l’altra senza nemmeno chiudere il gas, al punto che quando mi fermo guardo se per caso è montato un cambio elettronico, che ovviamente non c’è.

GRAN FRENI E i freni non sono da meno, con i dischi Braking c’è ancora più efficacia nella potenza e la leva (con registro remoto della distanza come sulle vere moto da corsa) offre un feeling esagerato. Scendo di altri sei decimi (1:26:6) ma resto ventunesimo, perché gli assatanati del trofeo fanno tutti davvero forte. C’è chi poi è un marziano come il già citato Angelo Conti capace di girare in 1:22.007 rifilare un secondo e uno al secondo Giovanni Carnevale, e più di quattro al sottoscritto.

RAGAZZA COL MANICO Tra quelli che mi stanno davanti c’è anche Alessandra Polita, ragazzina terribile con un gran manico che non perde occasione per mettersi dietro una ventina di bravi ragazzi ad ogni gara. Lo ha fatto a Misano, e lo ha fatto anche qui. Tanto di cappello, ma i complimenti vanno fatti a tutti i ragazzi, in generale. Vanno davvero forte.

ATTESA SNERVANTE Le gare per me sono come gli esami all’università. Vorrei che arrivassero subito dopo le prove, vorrei non dover aspettare. Invece il programma fitto della manifestazione in cui è inserito anche il Trofeo Googhy ci fa slittare fino alle quattro del pomeriggio. Uno stillicidio che mi inonda d’adrenalina le vene. Partono le Motocicliste, partono i 125 gp, partono la open 600, e la Open 1000, e io sempre li a vedere il semaforo, a contare i secondi che passano tra il rosso e il verde, per imparare a memoria la procedura di partenza. Quando arrivo ai momenti immediatamente prima della gara dalla testa mi passa di tutto, fino anche ad un “è l’ultima che faccio”, bugia grande come una casa, perché so già che appena la gara è finita ne vorrò già fare un’altra.

CI SIAMO Poi le solite cose. Giro d’allineamento in cui cerchi di pulire il più possibile le gomme, quei 5 minuti che non passano mai, giro di ricognizione e via. Maledetto giudice di gara! Per tutto il giorno ha fatto passare massimo 2 secondi tra il rosso e il verde, quando tocca noi si addormenta e fa passare un secondino in più. Morale tutti quelli che, come me, contano nel casco e mollano la frizione automaticamente a momenti partono prima. Il primo giro è il solito inferno, ai Cimini arriviamo in 30 incazzati neri, qualcuno va largo, qualcuno chiude, trovo il buco buono e ne infilo un po’. Mi stupisco di me stesso soprattutto per due cose. La prima è la tranquillità mentale che mi prende in gara.

TRANQUILLO, SEI IN GARA Le prime volte che correvo ero sempre in apnea, ragionavo poco. Adesso, una volta mollata la frizione sono tranquillo come sul divano di casa. È come se la testa e il corpo fossero duecose staccate, autonome. Mani piedi e gambe lavorano in automatico, infilano marce, aprono l’acceleratore, frenano. Il cervello è impegnato solo a guardare avanti, a dire “questa puoi farla più forte, quello lo puoi andare a prendere”. Non mi passa nessuno, al primo giro sono già sedicesimo. La seconda cosa che mi stupisce è il passo che riesco subito a prendere.

SUBITO VELOCE Di solito io sono un po’ “diesel”, non parto fortissimo, ma ci metto un po’ a prendere il ritmo. Invece a Vallelunga al secondo giro, viaggio già in 1 e 25, passo che mantengo praticamente per tutta la gara. Stavolta c’è qualcuno più diesel di me che finisce dietro ai Cimini dove in staccata mi sento irresistibile. C’è qualche caduta, un paio di ritiri per noie tecniche, un paio di miei sorpassi che mi valgono la dodicesima posizione.

TRENINO Ho un bel trenino davanti, due piloti che nonostante i miei sforzi non riesco a raggiungere. Guadagno nel veloce, perdo nel tratto lento. Alla fine sono sempre lì a 30 metri… E la moto scivola, dopo sette giri la gomma dietro da già segni di insofferenza e da quel che vedo in pista capisco che ormai per girare fortissimo anche nei trofei occorre imparare a gestire la moto che

scivola, occorre imparare a derapare in ingresso e in uscita di curva.

DODICESIMO Moto come la CBR 600 RR, anche se di serie, sono capaci di cose inimmaginabili; io però no. Per me la derapata è ancora un po’ contronatura e ogni volta che mi parte il retrotreno non mi diverto troppo, non ancora almeno. Finisco dodicesimo contento come una Pasqua per il ritmo che sono riuscito a tenere per tutta la gara. Contento per come ho saputo ragionare e voglioso come al solito di ricominciare tutto da capo. Come dite? Doveva essere l’ultima gara? Uhm… se dico di si mi cresce il naso.

Posted in 2004 Trofeo Googhy 16 years, 6 months ago at 10:23 am.

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